Un’arte che nasce dai miti

Le maschere di Ambalangoda affondano le loro radici nelle leggende dello Sri Lanka. Sono legate a riti di guarigione, danze propiziatorie e racconti popolari che parlano di spiriti, demoni e divinità benevole. Le figure più celebri sono quelle dello Sanni Yakuma, la danza rituale che, secondo la tradizione, scaccia le malattie e gli spiriti maligni. Ogni maschera rappresenta un’emozione, un male, un carattere: volti deformati, lingue sporgenti, occhi spalancati che sembrano osservare chi li guarda.

Accanto a queste, ci sono le maschere più leggere e colorate del Kolam, il teatro popolare che unisce satira, danza e narrazione. Personaggi buffi, re, regine, animali fantastici: un universo teatrale che prende vita grazie alla maestria degli artigiani.

I laboratori: dove il legno diventa racconto

Ad Ambalangoda i laboratori sono spesso botteghe familiari, tramandate di generazione in generazione. Il legno utilizzato è quello del kaduru, morbido e facile da lavorare, perfetto per dare forma ai dettagli più minuti. Gli artigiani iniziano da un blocco grezzo, che viene scolpito a mano con strumenti semplici: scalpelli, coltelli, lime. Il rumore del legno che cede sotto la lama è il ritmo quotidiano di queste botteghe.

Una volta definita la forma, la maschera viene levigata e preparata per la pittura. I colori sono vivaci, intensi, spesso ricavati da pigmenti naturali. Il rosso domina le figure demoniache, il giallo e l’arancio illuminano i personaggi del teatro Kolam, mentre il blu e il verde evocano spiriti benevoli e creature della natura. Ogni pennellata segue un codice preciso, perché ogni colore ha un significato simbolico.

Dalla bottega al palcoscenico

Le maschere non nascono per essere appese a un muro: sono oggetti vivi, pensati per la danza. Durante le performance tradizionali, i danzatori le indossano con movimenti lenti e rituali, trasformandosi in spiriti, animali o personaggi mitologici. Il suono dei tamburi, il ritmo ipnotico della musica e la luce tremolante delle torce creano un’atmosfera sospesa, dove il confine tra realtà e mito si assottiglia.

Vedere una danza Kolam o uno Sanni Yakuma ad Ambalangoda significa assistere a un frammento di cultura che resiste al tempo, un rito che continua a vivere grazie alla dedizione degli artigiani e delle comunità locali.

Un patrimonio che continua a evolversi

Nonostante la modernità e il turismo, l’arte delle maschere di Ambalangoda non è rimasta ferma. Molti artigiani sperimentano nuove forme, reinterpretano i personaggi tradizionali o creano maschere contemporanee che mantengono però lo spirito originario. Altri aprono le loro botteghe ai viaggiatori, mostrando le tecniche di intaglio e raccontando le storie che si nascondono dietro ogni volto scolpito. È un modo per preservare un patrimonio culturale prezioso, ma anche per farlo conoscere al mondo in modo autentico e rispettoso.

Un viaggio nell’anima artigiana dello Sri Lanka

Visitare Ambalangoda significa scoprire un lato dello Sri Lanka che va oltre le spiagge e i templi. Significa entrare in contatto con una tradizione che unisce arte, spiritualità e teatro. Le maschere non sono solo oggetti: sono simboli, racconti, identità. E nei laboratori dove prendono forma, si percepisce ancora oggi la forza di una cultura che continua a scolpire il proprio futuro senza dimenticare le sue radici.